Percorso mamma-figlia di educazione alla sessualità e all'affettività
Il corpo racconta è un percorso di due incontri, di tre ore ciascuno, pensato per accompagnare le ragazze nell'età della pubertà (10-12 anni) e le loro madri in un viaggio alla scoperta del corpo, dei suoi messaggi e della bellezza della propria femminilità.
L'avvicinarsi del menarca offre l'occasione per fornire informazioni scientificamente corrette sul tema della sessualità, ma anche per scoprire la propria ricchezza interiore, il mondo degli affetti, in particolare dell'amicizia e dell'amore.
Offre un'occasione in più alla mamma pr accompagnare la figlia nel suo diventare donna, per stabilire con lei un'alleanza al femminile in un'età in cui i rapporti sono ancra facilitati dagli entusiasmi e dalle curiosità tipiche dell'infanzia. La presenza della madre diviene una possibilità per stimolare il dialogo in famiglia e soprattutto per restituire ai genitori il ruolo educativo, in particolar modo rispetto ai temi trattati. Le madri sono invitate durante gli incontri ad adattare i contenuti proposti, a parlare ancora con le figlie degli argomenti trattati, specialmente qualora la proposta non fosse coerente con la loro esperienza di donne o con la loro vita familiare.
L'attività è molto interattiva e i contenuti sono proposti attraverso lavori di gruppo, giochi di ruolo, semplico lavori manuali, schede da compilare, metafore e quiz.
Ogni ragazza riceve una raccolta di schede teorico-pratiche che ripercorrono tutte le tappe del lavoro svolto insieme.
La merenda è parte integrante del percorso, sono proposti alimenti biologici e nutrienti per trasmettere il messaggio dell'importanza di mangiare bene in un'età in cui il rapporto con il cibo può iniziare ad essere difficile.
L'incontro è aperto ad un massimo di 8-10 coppie mamma-figlia.
Per informazioni e per conoscere le prossime date contattami
Irene.
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lunedì 9 novembre 2015
sabato 15 novembre 2014
Il tempo delle mele
Più che un post, è un pretesto.
Sono settimane che giro e rigiro attorno al blog. Apro, guardo, penso e poi, un pò desolata, richiudo senza scrivere una sola parola. Che pena il mio blog abbandonato da mesi!
Per carità, di cose da scrivere ne avrei, forse anche troppe. E' un pò come dopo un trasloco, quando hai tutti i pacchi lì pieni che sembrano dirti "scegli me, scegli me" e tu non vedi l'ora di aprirli tutti perchè sai che lì dentro ci sono le tue cose. Eppure c'è un momento, in quel momento, nel quale lasceresti marcire tutto pur di non dover fare tutta quella fatica: questo mi serve, questo lo butto, questo è un ricordo, questo dove cavolo lo metto??? Sei lì, tra l'euforia e la disperazione, a cercare di scegliere un modo per abitare la tua nuova casa.
Dall'ultima volta che ho scritto ho cambiato veramente casa, e ho aperto i pacchi di due traslochi. Nella mia nuova casa è nato il secondogenito della nostra famiglia, Pietro, che ha portato con se la meraviglia di un nuovo inizio per la mia vita. Dall'ultima volta che ho scritto ho tagliato i capelli corti e mi sono iscritta all'università per diventare ostetrica.
Adesso è il momento di tornare anche qui, di scegliere un nuovo modo per abitare questo spazio, di spolverare e riordinare un pò di idee.
Quale miglior occasione del ricordo di un viaggio...
Sono passati parecchi anni ma lo sento ancora nelle narici l'odore di quelle mele, e stasera quell'odore è arrivato a casa mia, in un cesto di natura che di "morto" non ha proprio un bel niente! Sono tornata per un pò con te Giulia, a Monaco, in quell'estate magica, con lo zaino in spalla e decine di treni, ospiti di una famifglia speciale, che porto da allora nel cuore. Sono tronata nell'ingresso della loro casa, con la scala in legno, con i maglioni appesi, gli ombrelli riposti, le scarpe in fila, un paio accanto all'altro e... un odore, forte, persistente, dolce, buono... di mele! Prima di allora credo di non averlo mai sentito così e forse da allora non mi è mai più successo fino a stasera.
Non le ho mai amate le mele, lo ammetto. Le mele nella mia testa sono il tanfo dello zaino dell'asilo, il frutto di quando hai un virus intestinale, l'aspro sapore che segna l'inizio di ogni dieta che si rispetti. Una mela al giorno toglie il medico di torno, "nel senso che lo ammazza" ho sempre pensato.
Ma stasera, stasera no. Queste mele arrivano da lontano. Sembrano arrivare dalla notte dei tempi e, forse, un pò è proprio così. Arrivano dall'orto di mio papà, naturali come poche, di due diverse varietà, raccolte e portate dal sud per me, Dani e per i nipotini... e arrivano da casa di Viviana 100% bio, che le ha raccolte nel suo paese vicino Torino, e me le ha portate a casa in dono. Queste mele profumano d'amore, di casa, di terra, di famiglia, d'autunno. Le ho messe tutte insieme, le ho guardate, le ho annusate e ho deciso: non darò loro il dolore di essere ripose in frigo! Le lascerò libere di inondare anche la mia casa... di riempire le nostre narici, i nosti cuori e le nostre pance di quanto di buono hanno da darci! E che siano di buon auspicio per una stagione carica di frutti!
Sogni d'oro...
Sono settimane che giro e rigiro attorno al blog. Apro, guardo, penso e poi, un pò desolata, richiudo senza scrivere una sola parola. Che pena il mio blog abbandonato da mesi!
Per carità, di cose da scrivere ne avrei, forse anche troppe. E' un pò come dopo un trasloco, quando hai tutti i pacchi lì pieni che sembrano dirti "scegli me, scegli me" e tu non vedi l'ora di aprirli tutti perchè sai che lì dentro ci sono le tue cose. Eppure c'è un momento, in quel momento, nel quale lasceresti marcire tutto pur di non dover fare tutta quella fatica: questo mi serve, questo lo butto, questo è un ricordo, questo dove cavolo lo metto??? Sei lì, tra l'euforia e la disperazione, a cercare di scegliere un modo per abitare la tua nuova casa.
Dall'ultima volta che ho scritto ho cambiato veramente casa, e ho aperto i pacchi di due traslochi. Nella mia nuova casa è nato il secondogenito della nostra famiglia, Pietro, che ha portato con se la meraviglia di un nuovo inizio per la mia vita. Dall'ultima volta che ho scritto ho tagliato i capelli corti e mi sono iscritta all'università per diventare ostetrica.
Adesso è il momento di tornare anche qui, di scegliere un nuovo modo per abitare questo spazio, di spolverare e riordinare un pò di idee.
Quale miglior occasione del ricordo di un viaggio...
Sono passati parecchi anni ma lo sento ancora nelle narici l'odore di quelle mele, e stasera quell'odore è arrivato a casa mia, in un cesto di natura che di "morto" non ha proprio un bel niente! Sono tornata per un pò con te Giulia, a Monaco, in quell'estate magica, con lo zaino in spalla e decine di treni, ospiti di una famifglia speciale, che porto da allora nel cuore. Sono tronata nell'ingresso della loro casa, con la scala in legno, con i maglioni appesi, gli ombrelli riposti, le scarpe in fila, un paio accanto all'altro e... un odore, forte, persistente, dolce, buono... di mele! Prima di allora credo di non averlo mai sentito così e forse da allora non mi è mai più successo fino a stasera.
Non le ho mai amate le mele, lo ammetto. Le mele nella mia testa sono il tanfo dello zaino dell'asilo, il frutto di quando hai un virus intestinale, l'aspro sapore che segna l'inizio di ogni dieta che si rispetti. Una mela al giorno toglie il medico di torno, "nel senso che lo ammazza" ho sempre pensato.
Ma stasera, stasera no. Queste mele arrivano da lontano. Sembrano arrivare dalla notte dei tempi e, forse, un pò è proprio così. Arrivano dall'orto di mio papà, naturali come poche, di due diverse varietà, raccolte e portate dal sud per me, Dani e per i nipotini... e arrivano da casa di Viviana 100% bio, che le ha raccolte nel suo paese vicino Torino, e me le ha portate a casa in dono. Queste mele profumano d'amore, di casa, di terra, di famiglia, d'autunno. Le ho messe tutte insieme, le ho guardate, le ho annusate e ho deciso: non darò loro il dolore di essere ripose in frigo! Le lascerò libere di inondare anche la mia casa... di riempire le nostre narici, i nosti cuori e le nostre pance di quanto di buono hanno da darci! E che siano di buon auspicio per una stagione carica di frutti!
Sogni d'oro...
lunedì 30 settembre 2013
Lettino a misura... di bambino!
Anche noto come "lettino montessoriano", è una versione occidentale della camera da letto in stile giapponese, o più in generale asiatico.
Eccolo qui, progettato, tagliato e avvitato, stavolta con il prezioso aiuto di papi, il nuovo lettino di Sara!
Era già nei nostri programmi da bel pezzo ma poi il giorno che ho letto nei suoi occhi il desiderio di scovare una via di fuga dalle culla, facendo le prove con il piedino sulla sponda, ho capito che non si poteva aspettare più. E' bellissimo vederla, salire e scendere senza pericoli e senza costrizioni, l'ha apprezzato moltissimo! Devo dire che anche io, la prima volta che l'ho vista spuntare vicino al lettone, e che ho potuto prenderla senza bisogno di mettere i piedi a terra... ho apprezzato la genialità di questa soluzione!
A dire il vero questa non sarebbe la versione definitiva, perchè nel progetto di mami ci sarebbero stati anche una sorta di paracolpi per le parti rialzate in legno e i cuscini abbinati, con una dolcissima stoffa a quadretti rosa antico già pronta per essere cucita... ma, visti gli impegni degli ultimi giorni, intanto vi mostro queste foto, poi magari vi aggiornerò sul resto.
Per i meno esperti in materia questo lettino funziona così: c'è un tappeto a terra, quasi il doppio del lettino (noi abbiamo scelto un tappeto a tessitura piatta facile da pulire e senza peli cattura polvere), la parte in legno non è altro che un perimetro che circonda il materassino (alto 20 cm nella parte alta e 7 cm in quella bassa), infine, il materasso è appoggiato direttamente sul tappeto.
La nostra variante prevede un materassino da palestra, gentilmente offerto dalla bisnonna, a fare da paracolpi contro il muro, e una serie di cuscini, aggiunti all'occorrenza quando Sara si addormenta, che coprono gli angoli e la parte bassa in legno dalla quale si scende, perchè ogni tanto esce fuori dal letto anche mentre dorme...
Bello e funzionale, cari genitori provare per credere!
Ecco un'altra foto.
A presto... vado a dormire anch'io... vi abbraccio! Ire
venerdì 6 settembre 2013
Resilienza!
Ovvero, eccomi qui... ancora piena di vita!
Quando sono rientrata a casa, alla fine di agosto, dopo due mesi trascorsi in viaggio, tra mare, lavoro, nonni e riposo, ho trovato sul balcone la mia povera margherita, regalo della festa della mamma, completamente secca, apparentemente priva di vita. Con rammarico ho pensato al fatto che purtroppo la mancanza di cure non poteva sortire un effetto diverso... ho continuato a girarle attorno, senza riservarle troppe attenzioni e senza neanche trovare mai il coraggio di tirarla via dal vaso, rassegnata ma non fino in fondo al triste epilogo.
Dopo qualche giorno di vigorosi temporali di fine estate, una mattina sono passata lì vicino, sul mio balcone, vicino a quel vaso apparentemente sterile, e la vista ha colmato il mio cuore di sorpresa. Un nuovo germoglio, un impeto di vita sovrastava il seccume solo in apparenza sterile... ed eccola la mia margherita, più fresca, più verde, più bella che mai!
Lo spettacolo mi ha lasciata attonita. L'ho contemplata per un pò, l'ho fotografata... e ho continuato a pesarci su per tutto il giorno.
"Evviva la mia margherita che mi ha dato una bella lezione di vita", continuavo a ripetere a me stessa. Ho imprato che non tutto dipende da me, dall'amore e dalle cure che posso offrire, dalle mie intenzioni più o meno buone. Ho imparato che, grazie a Dio, la vita va avanti, nonostante le mie imperfezioni e i miei limiti. Ed è stata gioia pura! Perchè come mamma, come doula, come donna, sapere di poter contare anche su questo mi da una marcia in più, mi libera dalle paure, mi da la forza di sperare oltre le speranze di ieri, mi da il coraggio di credere che nessuna situazione sia così sterile da non poter attendere una nuova gemma.
Torno a scrivere dopo mesi di silenzio, duro ma fecondo. Ho aspettato questo settembre come si attende l'arrivo di un uragano, preparandomi al meglio e coltivando nel cuore la speranza. Da quattro giorni, insieme a Daniele e Sara, mi sono trasferita a Roma, e la mia vita ha iniziato a danzare su una nuova musica. Ora è il tempo di mettere fuori il naso, di aprirmi a quel che c'è, di seminare, vangare, ripulire, annafiare, concimare... di guardare l'orizzonte!
Durante questi mesi Sara ha iniziato a chiacchierare e a correre, Dani ha lavorato sodo con amore, le persone che ci vogliono bene hanno pagato e goduto al tempo stesso per la fermezza delle nostre scelte e io... ho visto nascere tre bambini e accompagnato le loro mamme durante il parto... ho cucito il corredino di Matilde, che Mary e Andrea attendono con trepidazione... ho preparato i materiali che mi serviranno presto per raccontare il corpo alle bambine... ho conosciuto Maria e la sua piccola ancora nella pancia... ho partecipato ad una grande festa nel mio paese, esponendo tuti i miei lavori insieme ai miei bellissimi fratelli... ho imparato a fare il gelato senza latte e senza zucchero, e anche la marmellata con il succo di mela concentrato... ho preso tanto sole... ho salutato tanti amici e tanti posti cari al mio cuore... ho sognato che userò di più la mia bicicletta... e ho deciso che ce la farò, di certo, proprio come la mia margherita!
Vi terrò aggiornati, tornate a trovarmi... a presto,
Irene.
mercoledì 7 novembre 2012
Un mondo a misura di mamma!
Ho terminato il mio ultimo post con un articolo di don Mazzi dal titolo "aiutiamo le famiglie ad amare i figli come un dono" . Il giorno in cui l'ho letto per la prima volta ho pensato: "sarebbe bello se le famiglie accogliessero la sfida di aiutare il mondo ad amare i figli come un dono!". Sembra una frase fatta, uno slogan da pubblicità del Mulino Bianco, o qualcosa di simile. Purtroppo, non lo è affatto! La sfida di cui parlo non è solo attuale ma anche piuttosto urgente.
Negli ultimi giorni ho conosciuto molte mamme, ho ascoltato troppe storie di richieste di part-time non accettate, di contratti non rinnovati, di paure di rientrare al lavoro, di colleghi sgarbati, di donne semplicemente maltrattate per aver avuto la brillante idea di dare alla luce una creatura!
A dirla tutta anche il marito di una cara amica ha perso il lavoro, e anche nel suo caso nessuna tutela per il fatto di avere due bambini piccoli; semplicemente non conviene fare un contratto a tempo indeterminato, neanche fosse un ergastolo.
Nella maggior parte dei casi neanche un "mi dispiace", solo sguardi bassi e una valanga di giustificazioni!
Ad ogni modo, al di la dei singoli casi, c'è un filo che unisce tutte queste storie, un'ombra che le copre tutte: abbiamo creato un mondo così efficiente, così tecnologico, così moderno, laico e individualista che ormai non c'è più spazio per chi non sia adulto, sano e, possibilmente... maschio!
Rispetto al fatto che non ci siano spazi e attenzioni per bambini, anziani, e ammalati... credo che sia piuttosto evidente. Basta dare uno sguardo a come sono strutturate la maggior parte delle città, al fatto che sia necessario creare "categorie protette" per dare voce a chi è più debole, al fatto che se non puoi esprimere la tua volontà, perchè troppo piccolo, troppo vecchio, troppo malato, o per qualsiasi altra ragione, allora la tua vita vale poco più di niente!
Per ciò che riguarda il maschilismo... dico solo due parole: il maschilismo contemporaneo riguarda più le donne che gli uomini.
La mia esperienza parla di donne che sono cadute nella trappola di rinunciare alla propria femminilità in nome di una uguaglianza che non esisterà mai. Donne che cercano legittimamente di avere una voce in capitolo ma che per farlo scelgono la starda peggiore, ovvero quella di rinunciare a se stesse, di negare la propria tenerezza, la capacità di accogliere e di prendersi cura che le contraddistingue. Donne che, pur di sentirsi all'altezza delle aspettative di questa società, rinunciano alla propria creatività, al proprio saper fare, alla propria fecondità (che non riguarda soltanto il procreare).
Ne conosco molte di donne così. Anch'io sono stata una donna così per un periodo della mia vita. Poi ho scoperto di essere fatta "come un prodigio", ho scoperto che la mia femminilità non consiste in una serie di impedimenti e di disagi da ovviare o in una serie di armi e strumenti da sfruttare.
Vivere il mondo con tutta la mia femminilità non ha reso la mia vita più semplice, ma l'ha arricchita di armonia e di autenticità.
E' così, da giovane, neo-mamma e neo-disoccupata coglierò l'occasione per parlare alle donne e raccontare loro di essere fatte "come un prodigio"... di parlare a chiunque per dire che un mondo che rifiuta una donna è un mondo che rifiuta la vita!
A presto.
sabato 3 novembre 2012
Amare l'amore
Non è semplice scrivere sull'amore.
Si può amare l'amore?
Vi assicuro, si può!
Sono un amante appassionata dell'amore umano. Senza metafisica, senza filosofie, senza troppi orpelli; sono appassionata dell'amore "terra terra", quello che è scritto nel DNA di ogni uomo e ogni donna, quello che ci fa riconoscere ciò che è bello da ciò che non lo è anche da lontano, o che ci dice se una cosa è buona o cattiva già dall'odore che ha.
Questo è l'amore che amo; è poetico senza che sia necessario arricchirlo di poesia. Non ha a che fare solo con il cuore ma con ogni cellula del nostro corpo. Corpo, mente e spirito. Ogni uomo non ama che così.
Con la nascita di Sara ho conosciuto una parte di me che definisco "la donna di un milione di anni", è quella parte che è vicina alle mie radici, alla parte più profonda delle mie radici. La parte che è vicina alla vita tanto quanto è vicina alla morte. Nonostante il grande movimento che la nascita di mia figlia ha portato nella mia vita, la donna di un milione di anni riesce a riportarmi sempre di fronte alle cose vere, a salvarmi dal caos del relativismo che impera, a farmi vedere che poi, alla fine, sono quelle due o tre cose che si salvano quando non resta in piedi più nulla; e che è così da milioni di anni.
L'amore umano è una di queste due o tre cose.
E' scritto nel nostro corpo da milioni di anni, nel modo in cui siamo fatti, nel modo in cui sentiamo. E' scritto nelle nostre menti da milioni di anni, nel modo in cui comprendiamo. Ed è scritto anche nel nostro spirito da milioni di anni... nel modo in cui siamo capaci di superare noi stessi!
L'ora è tarda, è forse questo post vi farà sospettare che io abbia iniziato a perdere qualche colpo. Dal canto mio, rimarrei ore ancora a parlare di questo. Certamente questo post è solo un inizio.
Intanto vi invito a leggere questo articolo di don Antonio Mazzi, dal titolo "aiutiamo le famiglie ad amare i figli come un dono".
A presto!
Si può amare l'amore?
Vi assicuro, si può!
Sono un amante appassionata dell'amore umano. Senza metafisica, senza filosofie, senza troppi orpelli; sono appassionata dell'amore "terra terra", quello che è scritto nel DNA di ogni uomo e ogni donna, quello che ci fa riconoscere ciò che è bello da ciò che non lo è anche da lontano, o che ci dice se una cosa è buona o cattiva già dall'odore che ha.
Questo è l'amore che amo; è poetico senza che sia necessario arricchirlo di poesia. Non ha a che fare solo con il cuore ma con ogni cellula del nostro corpo. Corpo, mente e spirito. Ogni uomo non ama che così.
Con la nascita di Sara ho conosciuto una parte di me che definisco "la donna di un milione di anni", è quella parte che è vicina alle mie radici, alla parte più profonda delle mie radici. La parte che è vicina alla vita tanto quanto è vicina alla morte. Nonostante il grande movimento che la nascita di mia figlia ha portato nella mia vita, la donna di un milione di anni riesce a riportarmi sempre di fronte alle cose vere, a salvarmi dal caos del relativismo che impera, a farmi vedere che poi, alla fine, sono quelle due o tre cose che si salvano quando non resta in piedi più nulla; e che è così da milioni di anni.
L'amore umano è una di queste due o tre cose.
E' scritto nel nostro corpo da milioni di anni, nel modo in cui siamo fatti, nel modo in cui sentiamo. E' scritto nelle nostre menti da milioni di anni, nel modo in cui comprendiamo. Ed è scritto anche nel nostro spirito da milioni di anni... nel modo in cui siamo capaci di superare noi stessi!
L'ora è tarda, è forse questo post vi farà sospettare che io abbia iniziato a perdere qualche colpo. Dal canto mio, rimarrei ore ancora a parlare di questo. Certamente questo post è solo un inizio.
Intanto vi invito a leggere questo articolo di don Antonio Mazzi, dal titolo "aiutiamo le famiglie ad amare i figli come un dono".
A presto!
mercoledì 24 ottobre 2012
Inserimento al nido di Irene! (e di sua figlia)
Un post breve, per condividere in poche righe questi primi due giorni di asilo nido.
Le idee sono ancora piuttosto confuse, d'altra parte non avevo mai messo piede in un nido prima d'ora!
A sentirne parlare sembra la cosa più facile del mondo... l'inserimento al nido. Anche mia figlia, curiosa com'è, sembra volermi dire: mamma che sarà mai! Prendi un gioco e ciuccialo come faccio io, vedrai che ti farà sentire subito a casa!
Sono così contenta di vederla giocare serena su quei materassini colorati e stracolmi di giochi! Sta seduta, poi si butta giù, osserva tutto, esplora un pò... sembra quasi non accorgersi che qualche neonato poco più grande di lei, nell'incertezza dell'andare, le passa sopra, e pare che non le importi troppo del caos che fa da sottofondo... certamente non si accorge che intorno a lei ci sono un sacco di estranei, che le maestre sono tese perchè hanno una dozzina di bambini da curare e tre mamme che osservano... forse non ci fa caso al fatto che da due giorni non riesce a fare il riposino la mattina... sicuramente non si accorgerà neanche di quando andrò via, e figuriamoci se saprà riconoscere il sapore differente della pappa preparata da qualcun'altro!
Chiedo venia per il sapore agrodolce di queste parole! E' il sapore dei miei sentimenti.
Mi piacerebbe che le mamme avessero il coraggio di sentirlo fino in fondo sotto al palato, senza far finta che sia un'altra cosa. Perché così forse non dovrebbero più convincersi del fatto che a 7 mesi separarsi dalla propria mamma sia più facile che a 3 anni... per chissà quale ragione!
Ma è più facile per chi?
Non posso pensare che Sara non abbia già compreso quanto sta accadendo, certamente si fida di me e del fatto che non la lascerò mai più dell'indispensabile... per questo, forse, esplora serena.
Ad ogni modo, care amiche mamme, la natura ha dato a noi il pregio di poter guardare il mondo attraverso i bisogni semplici dei nostri piccoli, non possiamo sprecare questa occasione. Perché lo sguardo di una mamma è in grado scrutare lontano e il suo cuore di immaginare la felicita! Coraggio!
A presto, Irene
domenica 7 ottobre 2012
Perché un blog...
Non sono una grande consumatrice di carta e penne, né una grande frequentatrice del web.
Fino a qualche mese fa non avrei mai pensato di poter aprire un blog tutto mio, e se me l'avessero detto certamente avrei sorriso: "non fa proprio per me..."!
Ho iniziato a muovermi nella rete durante la gravidanza, nell'attesa della mia primogenita, per dare risposta a qualcuna delle mille curiosità che avevo e, ovviamente, la mia curiosità è aumentata esponenzialmente. Ogni articolo, ogni sito, ogni post, ogni link, una curiosità in più... ho imparato tantissime cose, ho letto tantissimo! Fino ad ora sono stata un'osservatrice silenziosa, non ho lasciato commenti, né partecipato alle discussioni sui forum.
Intanto la mia piccola Sara sta crescendo, ora ha quasi sette mesi, e in vista dell'inserimento al nido e del rientro al lavoro, cercando qualcosa che placasse il mio malessere, qualche settimana fa sono approdata al blog di Claudia Porta, "La Casa nella Prateria", e poi ho letto il suo libro "La mia mamma sta con me". Sono molto grata all'autrice per aver condiviso la sua esperienza di donna, di mamma e di professionista. Ho deciso, grazie alla sua testimonianza e alla mia caparbietà, di intraprendere una strada tutta nuova. Perché un blog... é un mezzo per rimanere in contatto con gli amici anche se sono lontani, é una possibilità per conoscere nuove persone, per fare nuove cose, per affacciarsi alla vita con più intraprendenza!
Perché un blog... é un'occasione in più!
Dunque... a presto!
Irene
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